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Paolo Veronese
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Caliari è noto in particolare per i suoi dipinti a soggetto religioso e mitologico di grande formato, come mwdamwdqNozze di Cana (1563), mwdgmwdwConvito in casa di Levi (1573) e mweamweqTrionfo di Venezia (1582). Pittore della mwegscuola veronese, si formò nella bottega di mwewAntonio Badile e iniziò ben presto a ricevere importanti committenze, anche grazie al legame con il celebre architetto mwfaMichele Sanmicheli con cui instaurò una prolifica collaborazione. Insieme a mwfqTiziano, più anziano di una generazione, e a mwfgTintoretto, Paolo Veronese è considerato uno del «grande trio che ha dominato la mwfwpittura veneziana del Cinquecento».cite-ref-rosand107-2-0[2] Conosciuto come un ottimo colorista, dopo un iniziale periodo mwhamanierista, sviluppò uno stile naturalistico sotto l'influenza di Tiziano.
Le sue opere più famose sono elaborati cicli narrativi, eseguiti in uno stile drammatico e colorato, pieno di maestosi scenari architettonici e sfarzosi dettagli. Sono particolarmente famosi i suoi grandi dipinti rappresentanti feste bibliche, affollati di figure, che dipinse per refettori di monasteri a Venezia e Verona. Fu anche il principale pittore veneziano di soffitti. Essendo dipinte per la decorazione di palazzi ed edifici pubblici, la maggior parte di queste opere rimane ancora oggi mwhgin situ, come nel caso dei dipinti per il mwhwPalazzo Ducale di Venezia, per la mwiachiesa di San Sebastiano e per mwiqVilla Barbaro, mentre le sue opere conservate nei musei, come i ritratti, hanno dimensioni più contenute e non sempre mostrano il carattere più tipico del pittore.
Caliari è sempre stato apprezzato per «la brillantezza cromatica della sua tavolozza, per lo splendore e la sensibilità della sua pennellata, per l'eleganza aristocratica delle sue figure e per la magnificenza del suo spettacolo», ma il suo lavoro è stato percepito «per non consentire l'espressione del profondo, umano o sublime». Del "grande trio" è stato il meno apprezzato dalla critica moderna.cite-ref-rosand107-2-1[2] L'opera di Paolo ha anticipato l'mwjwarte barocca, ispirando numerosi artisti quali mwkaAnnibale Carracci, mwkqPietro da Cortona, mwkgLuca Giordano, mwkwSebastiano Ricci, mwlaGiambattista Tiepolo, fino a mwlqEugène Delacroix.cite-ref-pal164-3-0[3]cite-ref-p8-9-4-0[4]
Contents
• Le cene
• Critica
• Opere
• Note
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Biografia
Figlio di un certo mwqaGabriele, scalpellino (mwqqspezapreda, cioè "spezzapietre" nel dialetto locale), assunse il cognome Caliari probabilmente nel 1556 (anno in cui per la prima volta egli si firma così in una lettera); questo apparteneva a sua madre Caterina, figlia naturale del nobile Antonio Caliari.cite-ref-ma21-5-0[5] La famiglia paterna era di origine comasca e il nonno Pietro Gabriele proveniva da mwrgBissone sul mwrwlago di Lugano, dove esercitava la professione di scultore. Del 1502 è la prima attestazione di Pietro Gabriele a Veronacite-ref-6[N 1] presso la contrada di San Paolo, con la moglie Licia e il figlio, futuro padre del pittore.cite-ref-7[6]
La sua formazione, secondo quanto tramandato da mwuqRaffaello Borghini, si svolse nella natia Verona, ma furono di grande rilievo, per gli influssi sulla sua arte e sulla sua carriera, anche le giovanili esperienze fatte prima nel mwugtrevigiano e poi a mwuwMantova, presso la corte dei mwvaGonzaga.cite-ref-ma21-5-1[5] In seguito si trasferì a mwwqVenezia, dove divenne noto come "Il Veronese", e dove dal 1555 risiedette pressoché stabilmente fino alla morte, ottenendo subito notevoli successi.cite-ref-8[7]
Nel 1566 sposò Elena Badile, figlia del suo primo maestro mwzaAntonio Badile, dalla quale ebbe quattro figli, compresi mwzqCarlo e mwzgGabriele. Con il fratello di Paolo, mwzwBenedetto, i figli furono i suoi principali collaboratori e, dopo la sua morte, proseguirono con modesto esito l'attività della bottega, ormai tra le maggiori di Venezia, talvolta firmando collettivamente le loro opere con la dicitura mwaaHeredes Pauli Caliari Veronensis.cite-ref-ma317-9-0[8] I rapporti tra Paolo e il suo mentore Badile furono molto stretti e assai proficui per la carriera del giovane pittore. Proprio grazie a lui fu introdotto negli ambienti intellettuali cittadini gravitanti intorno al vescovo riformatore mwbqGian Matteo Giberti. In queste cerchie fece conoscenza con le nobili famiglie Pellegrini, Dalla Torre e Canossa, che successivamente divennero sue committenti.cite-ref-ma21-5-2[5]
Attratto sin dall'esordio dalle innovazioni mwcwmanieristiche piuttosto che dallo stile antichizzante dei suoi primi maestri veronesi, più legati alla tradizione del mwdaMantegna e del mwdqBellini, Caliari tenne ferma questa sua matrice anche dopo l'insediamento a Venezia.cite-ref-ma21-5-3[5] Difatti, pur attingendo certamente anch'egli alla grande mwegtradizione veneziana – allora incarnata da mwewTiziano e dal nascente genio di mwfaTintoretto – Paolo mantenne, anche in laguna, un'identità artistica "altra", mwfqforesta (aggettivo che in dialetto veneto significa "forestiera, straniera"). Tranne che nella sua produzione estrema, infatti, nella sua pittura il disegno ebbe sempre un valore centrale, a differenza della coeva pittura veneziana. Anche il trattamento del colore fu diverso dalla tradizione autoctona, visto che il Veronese non fece mai del tutto suo il mwfgtonalismo (altra caratteristica di fondo della pittura veneziana del tempo), ma preferì un uso del colore netto e vivace, con campiture ben definite e caratterizzate da decisi cangiantismi.cite-ref-p15-10-0[9]
Rilevante fu il suo lascito per i successivi sviluppi della pittura in laguna, dove in mwhaepoca tardo barocca maestri come mwhqSebastiano Ricci e ancor di più il mwhgTiepolo ne ripresero in modo evidente l'esempio.cite-ref-pal164-3-1[3]
Fuori dall'ambito veneziano forte fu l'influsso del Caliari sul bolognese mwjaAnnibale Carracci e prima ancora sul fratello di questi, mwjqAgostino, che, in sodalizio con lo stesso Paolo, si dedicò a una fortunata attività di traduzione a stampa della sua produzione pittorica. Tramite i Carracci l'arte di Paolo Caliari divenne una delle componenti di rilievo della ventura pittura barocca italiana.cite-ref-p8-11-0[10]
Formazione e anni giovanili
Il suo apprendistato si svolse a Verona nella bottega di mwmgAntonio Badile (secondo Vasari fu anche allievo di mwmwGiovanni Francesco Carotocite-ref-12[N 2]cite-ref-s243-13-0[11]). È opinione condivisa tra gli storici dell'arte, tuttavia, che questa iniziale formazione non ebbe influenze rilevanti sul futuro stile del Veronese, mentre notevole importanza, a partire dal mwpaVasaricite-ref-14[N 3], è attribuita al rapporto che il giovane Paolo ebbe con l'architetto e suo mentore mwqqMichele Sanmicheli,cite-ref-15[N 4] che lo introdusse alle innovazioni manieristiche sia di ascendenza tosco-romana, la cui fonte è mwrgGiulio Romano, a lungo attivo nella vicina Mantova, sia di stampo emiliano, riferibili all'opera del mwrwCorreggio e del mwsaParmigianino.cite-ref-ma21-5-4[5]
La prima opera databile del Veronese è mwtgResurrezione della figlia di Giairo, dipinta intorno al 1546 per la cappella Avanzi della mwtwchiesa di San Bernardino di Verona. L'originale è andata perduta nel 1696 ma al mwuaMuseo del Louvre è conservata una copia in formato ridotto.cite-ref-ma21-5-5[5] Già le sue opere giovanili, eseguite a Verona, testimoniano la precoce attenzione del Veronese alla "maniera moderna", come la mwvqmwvgPala Bevilacqua-Lazise del 1548, realizzata per la cappella funeraria della famiglia committente nella mwvwchiesa di San Fermo Maggiorecite-ref-16[12] (oggi nel mwxaMuseo di Castelvecchio), la cui complessità compositiva evidenzia il superamento dello stile del Badile e, per l'appunto, il recepimento di influssi manieristici.cite-ref-17[13]
Lo stesso può dirsi della coeva mwygmwywLamentazione sul Cristo morto – ritenuta il capolavoro giovanile del Veronese –, tela commissionata dai mwzaGirolamini per la chiesa scaligera di Santa Maria delle Grazie (ora anch'essa a Castelvecchio) che, per composizione e uso del colore, è avvicinabile alla pittura del Parmigianino.cite-ref-18[14]
Altra notevole prova giovanile e pre-veneziana del Caliari è costituita dal mw0gMatrimonio mistico di santa Caterina, dipinta tra il 1547 e il 1550, in occasione delle nozze di esponenti della nobiltà veronese.cite-ref-19[15] Sono gli anni immediatamente successivi, tra il 1550 e il 1555, in cui Paolo arriva ai massimi della sua inclinazione mw1wmanierista, mostrando un forte interesse per le tonalità più pure del colore e per una sofisticata caratterizzazione del disegno.cite-ref-p15-10-1[9]
Negli anni successivi lavorò, grazie ai buoni uffici del Sanmicheli, nei pressi di mw5wCastelfranco Veneto per i mw6aSoranzo (1551), affrescandone la villa di famiglia, edificata dallo stesso Sanmicheli. Tali pitture vennero poi malamente strappate (e la villa distrutta nel 1817), per cui i resti più significativi si trovano oggi nella sagrestia del mw6qDuomo di Castelfranco Veneto.cite-ref-s243-13-1[11]cite-ref-21[17]cite-ref-22[N 5] Assieme al Caliari, tutti chiamati da Sanmicheli,cite-ref-23[18] nella dimora dei Soranzo lavorarono anche mw-gGiambattista Zelotti e mw-wAnselmo Canera, mw-aéquipe che dimostrò un'eccellente unione d'insieme, esperienza replicata altre volte, come nella decorazione di mw-qPalazzo Canossa a Verona.cite-ref-24[19] Gli affreschi di villa Soranzo – in linea con precedenti esempi del mwaqiRinascimento veneto, ispirati dalle descrizioni delle ville romane di mwaqmVitruvio e mwaqqPlinio – consistevano in raffigurazioni illusionistiche associate a vedute paesaggistiche o visioni celesti.cite-ref-marini94-25-0[20] L'apprezzamento di questa prova fruttò al Veronese la prestigiosa chiamata da parte del cardinale mwaqkErcole Gonzaga a Mantova nel 1552, per eseguirvi una pala d'altare per il mwaqoDuomo raffigurante le mwaqsTentazioni di sant'Antonio (ora al mwaqwMuseo di belle arti di Caen), dove ancora una volta il giovane Veronese dimostra la sua piena adesione alla cultura manieristica, rivolgendosi, in questa occasione, al suo versante romano e citando probabilmente il mwaq0Torso del Belvedere.cite-ref-26[21]cite-ref-s246-27-0[22]
Esordi e primi successi a Venezia
La prima prova veneziana del Veronese fu la pala, raffigurante mwar0Sacra Famiglia e santi, realizzata per la cappella Giustiniani nella mwar4chiesa di San Francesco della Vigna e posta in opera nel 1551, opera che cita la tizianesca mwar8Pala Pesaro.cite-ref-aavv-139-28-0[23]
Nel 1553 Paolo fece parte dellmwasu'mwasyéquipe di pittori, diretta da mwascGiovanni Battista Ponchinicite-ref-29[N 6], chiamata a decorare le nuove sale del mwaswPalazzo Ducale destinate al mwas0Consiglio dei Dieci: la mwas4Sala dell'Udienza, la mwas8Sala della Bussola e la mwataSala dei Tre Capi.cite-ref-30[24] Questo fu un incarico di particolare prestigio e contribuì definitivamente all'ingresso di Caliari nel gruppo dei grandi pittori che ricevano committenze dai vari patrizi veneti.cite-ref-ma317-9-1[8]
Si trattò del primo intervento del Veronese in Palazzo Ducale, dove negli anni successivi, a più riprese, tornò a lavorare. L'opera più significativa dovuta alla sua mano in questa prima esperienza nella sede del governo veneziano è il grande mwatotelero ovale (ora al mwatsLouvre di Parigi) raffigurante mwatwGiove che scaccia il Vizio e originariamente collocato nel soffitto della mwat0Sala dell'Udienza (insieme mwat4Giovinezza, mwat8Vecchiaia, mwauaGiunone versa i suoi doni su Venezia).cite-ref-aavv-139-28-1[23] Il tema allude alle funzioni di polizia e giudiziarie del Consiglio che venivano esercitate negli ambienti oggetto di questa campagna decorativa. In questa occasione, inoltre, Paolo entrò in contatto con mwauuDaniele Barbaro del quale, qualche anno dopo, affrescherà la sua villa di Maser, nel trevigiano.cite-ref-aavv-140-31-0[25]
Questi primi successi propiziarono a Paolo l'allogazione, nel 1554, della decorazione della mwauschiesa dei Girolamini veneziani di San Sebastiano, commissione favorita anche dai precedenti rapporti intrattenuti con questa congregazione già nel periodo veronese, in particolare con il concittadino Bernardo Torlioni, priore del convento. A San Sebastiano il Caliari – anche in questo caso a più intervalli – lavorò per moltissimi anni e vi lasciò alcuni dei suoi più mirabili capolavori.cite-ref-ma31-32-0[26]
La decorazione di San Sebastiano prese avvio dalla sagrestia della chiesa. Conclusa questa prima parte dopo circa due anni, Paolo avviò (nel 1555) la decorazione del soffitto della navata centrale, realizzando tre grandi teleri dedicati all'eroina biblica mwavyEster, salvatrice del suo popolo in circostanze avverse e quindi testimone della forza salvifica della fede.cite-ref-ma31-32-1[26] Gli episodi raffigurati nelle tre grandi scene sono mwavsIl ripudio di Vasti, mwavwEster incoronata da Assuero e mwav0Il Trionfo di Mardocheo. È un ciclo famoso e costantemente celebrato, già mwav4ab antiquo, come opera di grande bellezza e abilità esecutiva. Dei tre teleri il più noto e apprezzato è mwav8Il Trionfo di Mardocheo.cite-ref-33[27]cite-ref-34[28]
Si tratta in effetti di un mirabile saggio di abilità prospettica, con scorci arditissimi, perfettamente controllati dal pittore. L'effetto illusivo dell'incedere dei bellissimi cavalli dà quasi la sensazione che essi stiano per precipitare nella sottostante navata. Il corteo si muove in una grandiosa quinta architettonica (tema che il Veronese riprenderà più volte in seguito) che rafforza la profondità prospettica del dipinto. L'attività del Caliari (e dei suoi aiuti) all'interno della chiesa di San Sebastiano si protrasse per quasi un ventennio, con molte altre opere sia su tela sia ad affresco che ornano il fregio, dell'altare maggiore, della parte orientale del coro, delle porte dei pannelli dell'organo e del presbiterio.cite-ref-ma31-32-2[26]
Nel 1556 Paolo venne chiamato, con altri pittori, a decorare il soffitto della mwaw4Libreria Marciana. Vasari racconta che la selezione dei pittori reclutati per l'impresa fu affidata a una commissione composta da mwaw8Tiziano, mwaxaJacopo Sansovino e mwaxePietro Aretino, commissione che avrebbe avuto anche il compito di premiare il più meritevole tra di essi. La palma della vittoria, sempre seguendo il Vasari, sarebbe andata proprio al Veronese, grazie al suo tondo raffigurante mwaxiL'Allegoria della Musica, surclassando altri artisti tra cui mwaxmAndrea Schiavone, mwaxqGiuseppe Salviati, mwaxuBattista Franco. Nell'occasione venne pubblicamente lodato da Tiziano, fatto che ne avrebbe segnato la definitiva affermazione nel panorama artistico veneziano.cite-ref-35[29]
Di questi anni è anche la decorazione ad affresco dell'interno del mwaxsPalazzo Trevisan a mwaxwMurano. Queste opere sono oggi irrimediabilmente compromesse, fatta eccezione per mwax0Le Sette Divinità Planetarie (conosciuto anche come mwax4Trionfo degli Dei), oggi conservato al Museo del Louvre, in cui il pittore raffigura molti dei dell'mwax8Olimpo: mwayaVenere, mwayeCrono, mwayiGiove, mwaymApollo e mwayqGiunone.cite-ref-pignatti-36-0[30]cite-ref-37[31]
Villa Barbaro
Presumibilmente tra il 1560 e il 1561, il Veronese fu chiamato a decorare mwazqVilla Barbaro a mwazuMaser, nel trevigiano, una nuova costruzione dell'architetto mwazyAndrea Palladio. I committenti dell'opera furono i proprietari della villa, i fratelli veneziani mwazcDaniele e mwazgMarcantonio Barbaro (il primo dei quali già incontrato da Paolo nelle sue vicende professionali). Colti e raffinati mwazkumanisti, i due committenti furono con ogni probabilità ideatori essi stessi del tema della decorazione ad affresco realizzata dal Veronese e della sua mwazoéquipe. È plausibile che i Barbaro avessero tratto spunto, a tal fine, dalle mwazsImmagini degli Dei Antichi di Vincenzo Cartari, fortunato trattato cinquecentesco sull'iconografia delle divinità classiche.cite-ref-s246-27-1[22]cite-ref-38[32]
L'interpretazione più comune del complesso ciclo è che esso celebri l'armonia universale propiziata dalla mwaakDivina Sapienza, la cui rappresentazione allegorica occupa il soffitto della sala principale della Villa (mwaaoSala dell'Olimpo). In questa stessa sala, su un loggiato illusionistico, posto in continuità con la finta architettura che inquadra l'allegoria della Sapienza, si affaccia Giustiniana Giustinian, moglie di Marcantonio Barbaro, accompagnata da una nutrice. È una delle immagini più celebri degli affreschi di Maser ed è un saggio notevole sia dell'abilità di ritrattista del Veronese, sia della sua capacità di mettere in rapporto lo spazio reale con quello illusorio.cite-ref-p61-63-39-0[33]
Lo stile degli affreschi di villa Barbaro è comunque in stretto collegamento con i dipinti di San Sebastiano, a titolo di esempio la mwabaTesta di Vulcano (nella mwabeSala dell'Olimpo) richiama in particolare, se osservata con attenzione, quella dell'arciere dipinta precedentemente per la chiesa.cite-ref-40[34]
Il dialogo tra l'architettura reale del Palladio e quella immaginaria del Veronese, infatti, è una delle caratteristiche di fondo della decorazione di Villa Barbaro, che abbonda di finte porte, finte nicchie, di effetti di sfondato che dilatano lo spazio verso bellissimi paesaggi realistici ovvero verso i cieli empirei in cui sono inscenate le rappresentazioni allegoriche.cite-ref-41[35] Negli affreschi della villa, Paolo riesce a fondere la sua maturità manieristica con la riscoperta per l'antico.cite-ref-42[36]
Molto ha fatto discutere, pertanto, la mancata citazione degli affreschi da parte del Palladio ne mwacamwaceI quattro libri dell'architettura, dove, nella descrizione della Villa di Maser, di essi non è fatta menzione. Vi è chi ne ha dedotto il mancato apprezzamento da parte del grande architetto del lavoro del Veronese, probabilmente per via dei numerosi elementi architettonici dipinti all'interno di una sua opera architettonica. Sta di fatto però che in altro passo dei mwaciLibri lo stesso Palladio elogia il Veronese e che, sempre a proposito di Villa Barbaro, non si fa cenno nemmeno all'apparato scultoreo predisposto da mwacmAlessandro Vittoria, artista anch'esso apprezzato dal Palladio.cite-ref-43[37]cite-ref-44[38]
L'apparato allegorico della decorazione della villa prosegue con le celebrazioni della fecondità della terra (mwac0Sala di Bacco) e dell'amore coniugale (mwac4Sala del Tribunale d'Amore). Il tutto poi si completa raccordando gli ideali umanistici con la fede cristiana alla cui celebrazione è dedicata la decorazione della mwac8Sala del Cane e di quella mwadadella Lucerna. Infine, nella mwadeSala a Crociera spiccano bellissime figure femminili di musicanti (le "muse", le definisce mwadiCarlo Ridolfi), collocate in nicchie illusionistiche.cite-ref-p61-63-39-1[33]
Le cene
Tra le invenzioni più note del Veronese si annoverano le grandi scene corali dedicate ai banchetti evangelici, comunemente indicate come mwaeaLe cene. Si tratta di tele di grandissimo formato, in cui l'episodio evangelico è di fatto il pretesto per mettere in scena le sontuose feste dell'aristocrazia veneziana del tempo.cite-ref-45[39]
Le scene sono affollatissime e in primo piano non vi sono le mwaeymwaecdramatis personae del mwaegracconto evangelico, che al contrario sembrano quasi essere ignorate, ma gli altri numerosi astanti, inseritivi per pura invenzione pittorica, senza alcuna aderenza al testo sacro: servitori, musici, buffoni, spettatori.cite-ref-46[40]
Il convivio generalmente si svolge in grandi loggiati, inquadrati da quinte architettoniche magistralmente riprodotte, che riecheggiano le realizzazioni di mwae4Andrea Palladio e la trattatistica di mwae8Sebastiano Serlio. Ovviamente, anche questi elementi architettonici sono del tutto incompatibili con i luoghi sacri in cui gli eventi raffigurati si sarebbero svolti per la narrazione evangelica.cite-ref-47[41]
Tutto, in queste invenzioni del Veronese, è all'insegna dello sfarzo, come i raffinatissimi abiti indossati dai personaggi raffigurati (con l'eccezione dei protagonisti evangelici), che sono abbigliati secondo la più elegante moda veneziana dell'epoca, come il pregiato vasellame che ingombra la tavola, come la stessa la ricercatezza dei marmi e delle decorazioni degli ambienti in cui il tutto si svolge. Nella folla dei presenti abbondano i ritratti di persone reali, spesso gli stessi committenti, e pare, almeno in un'occasione, vi compaia anche l'mwafuautoritratto dell'autore.cite-ref-48[42]
La serie delle mwafsCene è aperta, tra il 1555 e il 1556, dalla mwafwmwaf0Cena in casa di Simone il fariseo (oggi conservata nella mwaf4Galleria Sabauda di Torino), che il Veronese eseguì su incarico dei monaci benedettini di San Nazaro e Celso per il mwaf8refettorio del loro convento a Verona.cite-ref-ma105-49-0[43]
Tra le prove successive celebre è mwagumwagyNozze di Cana (1563) che il Veronese dipinse per i benedettini dell'Isola di mwagcSan Giorgio Maggiore a Venezia e che oggi si trova al mwaggLouvre.cite-ref-50[44]
Ma ancor più celebre è l'ultima della serie, mwahqmwahuConvito in casa Levi (1573), attualmente presso le mwahyGallerie dell'Accademia, a Venezia. La notorietà della tela è dovuta anche all'interessamento dell'mwahcInquisizione che essa suscitò e che, come è risaputo, costrinse l'autore a cambiare il titolo dell'opera (e quindi l'episodio raffigurato): dall'iniziale mwahgUltima Cena all'attuale mwahkConvito in casa Levi.cite-ref-aavv-139-28-2[23]cite-ref-51[45] Interessante è la trascrizione, giunta fino a noi, dell'interrogatorio di Paolo davanti all'Inquisizione, che lo aveva convocato per spiegare il perché di una rievocazione così fantasiosa e divagante dell'episodio evangelicocite-ref-52[46], con il pittore che a un certo punto si giustifica con la frase «noi pittori avemo la licenza che si pigliano i poeti et i matti».cite-ref-53[47]
Anche se la reprimenda inquisitoriale nei confronti del Veronese fu assai blanda, essa è egualmente un eloquente segno dei tempi. Quando il Veronese, per l'ultima volta, si cimentò con un convivio evangelico, lo fece in tutt'altro modo, stando ben attento a uniformarsi ai dettami della mwaisControriforma in materia di pittura religiosa.cite-ref-54[48]
È il caso dellmwajy'mwajcUltima Cena realizzata nel 1585 e ora conservata nella mwajgPinacoteca di Brera. Tutto lo spettacolare apparato scenografico delle mwajkCene è ormai scomparso e protagonista chiaro della rappresentazione, come sottolineano anche gli effetti luministici, è Gesù. L'atmosfera è raccolta ed è percettibile l'intenzione dell'autore di stimolare, come vogliono le mwajoindicazioni tridentine, il sentimento devozionale degli osservatori. Infine, l'accento è didascalicamente collocato sull'istituzione dell'mwajsEucaristia, tema assai caro alla Controriforma.cite-ref-55[49]
La serie e la cronologia delle Cene è la seguente:
• mwakmCena in casa di Simone, 1556-56, mwakqTorino, mwakuGalleria Sabauda
• mwaleCena in casa di Simone, 1570-72, mwaliVersailles, mwalmReggia
• mwaluCena in casa di Simone, 1571-1572, mwalyDresda, mwalcGemäldegalerie Alte Meister
• mwalkCena di san Gregorio Magno, 1572, mwaloVicenza, mwalsSantuario della Madonna di Monte Berico
A queste deve aggiungersi un'ulteriore mwamiCena in casa di Simone realizzata per il soppresso Monastero delle Maddalene di Padova, opera andata perduta.cite-ref-56[50] È lo stesso Veronese a darci notizia di questo dipinto nel verbale dell'interrogatorio reso all'Inquisizione a causa dellmwamc'mwamgUltima Cena per San Giovanni e Paolo a Venezia (ora mwamkCena in casa Levi), dove, alla domanda se egli avesse realizzato altre tele sul tema, risponde, tra l'altro: «Et ne ho fatto una in Padoa per i Padri della Maddalena». L'atto giudiziario (stilato il 18 luglio 1573) è anche l'ovvio termine mwamomwamsante quem di questa perduta mwamwCena.cite-ref-57[51]
Piena maturità
Come testimonia mwankCarlo Ridolfi, il gradimento dei Barbaro per gli affreschi di Maser fece sì che a Paolo venisse commissionata, nel 1561, una parte della decorazione della mwanoSala del Maggior Consiglio in mwansPalazzo Ducale, dedicata a un episodio delle imprese di mwanwFederico Barbarossa (opera andata distrutta in un incendio del 1577). Il prestigio della commissione ricevuta dal Veronese lo consacrò tra i maggiori, e più richiesti, pittori di Venezia.
Gli anni a seguire, infatti, furono anni di intensissima attività, che videro Paolo e la sua bottega impegnati in innumerevoli opere per le chiese veneziane e di terraferma, per il mwan4Patriziato veneziano e ancora per il mwan8governo serenissimo. Nel settimo e ottavo decennio del secolo, oltre alle già menzionate mwaoaCene, il Veronese dipinse un cospicuo numero di grandi mwaoepale d'altare. Dello stesso periodo sono dei grandi ritratti di gruppi familiari realizzati per la nobiltà veneziana, né è trascurata la produzione di tavole di più piccolo formato dedicate a temi mitologici o allegorici, tratti dalla letteratura classica, con palesi allusioni erotiche e sensuali. Esempi di queste produzioni possono essere mwaoiCreazione di Eva (conservato all'mwaomArt Institute of Chicago), mwaoqRatto di Europa (oggi al Palazzo Ducale di Venezia) e mwaouMosè salvato dalle acque (mwaoyMuseo del Prado di mwaocMadrid).cite-ref-58[52]
Di questo periodo sono anche le celebri quattro mwapmAllegorie dell'Amore, inizialmente facenti parte di un unico complesso decorativo di un soffitto e oggi collocate alla mwapqNational Gallery di Londra.cite-ref-59[53]
Infine, dopo il secondo devastante incendio che nel 1577 colpì il Palazzo Ducale, il Veronese venne chiamato, assieme a mwapoTintoretto, a decorare nuovamente la mwapsSala del Maggior Consiglio. In quell'occasione il Veronese realizzò uno dei suoi più imponenti capolavori, l'immenso telero ovale che celebra il mwapwmwap0Trionfo di Venezia, adorata dai popoli a lei sottomessi, posto in opera nel 1582. Secondo il giudizio critico è un'opera che chiude un ciclo, quello della pittura fastosa e mondana di Paolo Veronese – carattere riconoscibile anche nelle sue opere di tema religioso di questo periodo – dal colore vivace e di gusto decorativo. Quella pittura, cioè, che secondo l'mwap4Argan, consente di individuare nel Veronese «l'interprete dell'apertura intellettuale e del civile modo di vita che fanno della società veneziana, in un tempo di conformismo moralistico e di involuzione neo-feudale, la società più libera e culturalmente avanzata»cite-ref-60[54]. Oltre al mwaqmTrionfo, Paolo realizzò anche due tele minori, mwaqqLa Battaglia di Smirne e la mwaquBattaglia di Scutari.cite-ref-61[55]
Le opere che seguirono negli anni a venire e fino alla sua morte si collocano su registri molto diversi. Del resto il "conformismo moralistico" cui allude Argan alla fine approderà anche in laguna.
Paolo Veronese ritrattista
Oltre ai ritratti mimetizzati nelle mwaq4Cene o a quelli di gruppi familiari, il Veronese praticò pure il ritratto individuale e anche in questo campo raggiunse risultati di notevole rilievo che lo collocano tra i maggiori ritrattisti del suo tempo, anche se come produzione non arriva ai livelli di mwaq8Tiziano o mwaraTintoretto.cite-ref-62[56]
Quelli del Veronese sono ritratti di particolare raffinatezza, caratterizzati dal frequente utilizzo del formato a figura intera, aspetto non comune nella coeva mwarypittura veneziana. Le commissioni ricevute dal Veronese in questo campo non riguardarono i ritratti di Stato di funzionari pubblici del governo serenissimo (settore in cui fu molto attiva la bottega del Tintoretto) e che sono parte cospicua della ritrattistica lagunare del Cinquecento, bensì derivano dal più alto ceto borghese e aristocratico (veneziano e di terraferma) che in questi dipinti ha inteso far raffigurare il proprio benessere economico, la propria eleganza, ma anche la ricercatezza culturale dei suoi gusti. Anche a causa della particolarità della committenza e dell'estrema cura esecutiva che caratterizza la ritrattistica del Veronese, i ritratti a lui riferibili sono relativamente pochi, nell'ordine di una trentina (ancor meno quelli di autografia relativamente incontroversa).cite-ref-63[57]
Già in fase giovanile il Veronese dimostra la sua abilità nel genere con i ritratti dei coniugi vicentini mwarwIseppo da Porto e Livia da Porto Thiene (realizzati tra il 1551 e 1552cite-ref-64[N 7] e conservati il primo agli mwaseUffizi e il secondo al mwasiWalters Art Museum di mwasmBaltimora). Ognuno dei due coniugi è raffigurato a figura intera in un dipinto a sé stante, ma è certo che i due ritratti costituissero dei mwasqpendants affissi alla stessa parete. Probabilmente i due quadri erano separati da una finestra, come suggerisce la speculare provenienza della luce in ognuno di essi. I personaggi sono collocati in una finta nicchia e sono lussuosamente vestiti. Lo stile particolarmente naturalistico e descrittivo dei personaggi raffigurati ricorda maggiormente la scuola ritrattistica veronese, in particolare quella del mwasuTorbido e dei mwasyBrusasorci, rispetto ai ritratti di Tiziano che invece protende verso una idealizzazione.cite-ref-p23-65-0[58] Sia Iseppo sia Livia sono accompagnati da uno dei loro bambini.cite-ref-66[59]
Efficacissima è la resa materica dei tessuti, delle pellicce, dei gioielli (notevole è il particolare della finta testa in oro della pelliccia di mwatumustela imbracciata da Livia) che, unitamente alla caratterizzazione psicologica dei personaggi, fa di questi mwatypendants uno dei più significativi esempi di ritratto coniugale del Cinquecento.
Altro notevole documento della ritrattistica del Veronese è il ritratto di mwatgDaniele Barbaro (1560/62, mwatkRijksmuseum di Amsterdam), raffigurato nel suo studio accompagnato dai suoi trattati di mwatoarchitettura vitruviana, di cui il Veronese riproduce anche le illustrazioni. La posizione del Barbaro sulla sedia e lo sguardo diretto negli occhi dell'osservatore sono forse citazioni del mwatsmwatwRitratto di Paolo III di mwat0Tiziano.cite-ref-p78-67-0[60]
Una delle sue prove più alte nel genere è considerato il mwausRitratto di nobildonna veneziana (ca. 1560, Louvre), noto come mwauwmwau0La bella Nani, appellativo che deriva dalla convinzione (forse errata) che il dipinto sia appartenuto alla mwau4omonima famiglia veneziana. Sconosciuta è l'identità della donna effigiata: taluni ipotizzano che possa trattarsi della moglie del Veronese, Elena Badile, altri che la nobildonna del dipinto possa essere individuata in Giustiniana Giustinian, già ritratta ad affresco nella villa di Maser. Indipendentemente dall'identità della donna, il ritratto è un saggio dei mwau8canoni di bellezza muliebre della Venezia del Cinquecento, al punto che alcuni studiosi hanno messo in dubbio che si tratti di un vero e proprio ritratto, individuandovi piuttosto una figura idealizzata. In questo caso il Veronese si è avvalso di un fondo nero che dà maggior risalto alla carnagione chiara e ai capelli biondi della dama. Il suo atteggiamento mostra modestia, ma la ricchezza dei suoi abiti e ancor più dei suoi gioielli, che il Veronese riproduce con abilità di orafo, ne sottolineano l'altissimo lignaggio.cite-ref-68[61]
A proposito della sua attività ritrattistica, lo storico dell'arte John Garton afferma: «I ritratti di Paolo furono grandi ritratti intesi a sfruttare le aspettative personali e sociali con grazia. Come opere d'arte innovative appese alle pareti dei palazzi e delle ville veneziane del XVI secolo, si conformarono a un codice visivo che misurava posa, gesto, ambientazione e costume in base a sottili distinzioni di bellezza e status».cite-ref-69[62]
Ultimo periodo
L'ultima fase della pittura di Paolo Veronese mostra un netto cambiamento dello stile e del gusto che nei decenni precedenti ne sono stati le caratteristiche salienti.cite-ref-p78-67-1[60]
Vari fattori hanno spinto in questa direzione. Innanzitutto, anche a Venezia, sia pure più tardi che altrove, le raccomandazioni controriformistiche in materia di arti figurative, infine, si impongono e, anzi, sarà proprio l'ultimo Veronese a essere uno dei maggiori testimoni in laguna della mwawupittura controriformata senza mostrare evidenti disagi dai nuovi vincoli.cite-ref-p78-67-2[60]
Anche le vicende veneziane dell'ultimo scorcio del Cinquecento rendono opportuna la scelta di toni diversi. Nel 1576 Venezia, infatti, è colpita da una spaventosa mwawspestilenza che miete parte rilevante della popolazione cittadina. Allo stesso tempo sempre più chiare sono le avvisaglie del declino della potenza adriatica della Serenissima a causa dell'mwawwespansionismo turco, fenomeno che la mwaw0vittoria di Lepanto ha solo rallentato, ma di certo non fermato. In questo clima di lutto e inquietudine la pittura gioiosa e dal colore vivacissimo, stigma per tanti anni dell'arte del Veronese, non ha più posto.
Gli ultimi dipinti del Veronese, infatti, sono caratterizzati da atmosfere cupe, frequenti sono le scene notturne e di gran lunga prevalenti sono le raffigurazioni di tema religioso. In queste opere Paolo si uniforma pienamente alle indicazioni mwaw8conciliari tridentine: i suoi quadri di tema sacro del nono decennio del XVI secolo hanno chiari intenti edificanti e di stimolo alla meditazione sull'esempio dei santi e dei martiri.cite-ref-70[63]
Spesso la scelta del tema cade su episodi della mwaxoPassione di Cristo. Oltre alla già menzionata mwaxsUltima Cena braidense, significativo esempio di queste tendenze della produzione estrema di Paolo Caliari è la grande mwaxwCrocifissione della chiesa veneziana di mwax0San Lazzaro dei Mendicanti (mwax4ca.mwax8 1580). In quest'opera, dallo schema compositivo volutamente semplice, quasi medievale, il Veronese comunica tutta la drammaticità dell'evento, mettendo in pieno risalto il sangue versato dal mwayaCrocifisso ed evidenziandone la funzione salvifica. Si è a lungo dibattuto se questo nuovo modo di interpretare la pittura da parte del Veronese si possa considerare un ritorno al passato oppure costituisca un capitolo del tutto nuovo della sua arte.cite-ref-p94-71-0[64]
Anche sul piano più strettamente stilistico le ultime opere del Veronese segnano un evidente mutamento rispetto al passato che contribuisce anch'esso a sottolineare le nuove finalità artistiche del Caliari: il disegno si fa meno definito e si attenuano i contrasti cromatici, quasi avvicinandosi alla pittura tarda di Tiziano.
L'ultima produzione del Veronese non godette inizialmente di particolare favore, probabilmente perché nell'immaginario critico l'opera del Caliari venne strettamente associata alla pittura dei suoi anni antecedenti, dalle mwaycCene ai grandi cicli decorativi laici e religiosi, anche a causa della ripresa che di questo stile fece, con enorme successo, mwaygGiambattista Tiepolo (definito "Veronese redivivo").
Probabilmente, proprio causa di questa iniziale sfortuna critica, alcune sue opere tarde, come i cicli di mwayoSan Nicolò della Lattuga o quello noto come mwaysmwaywSerie del Duca di Buckingham, di cui oggi non è certa nemmeno l'ubicazione originaria (forse il monastero delle Convertite alla Giudecca), vennero smembrati e si trovano suddivisi tra vari musei del mondo.cite-ref-72[65] Sempre per lo stesso motivo alcuni dei suoi ultimi lavori, ad esempio lmwaze'mwaziIncoronazione della Vergine (ca. 1586), realizzata per la mwazmchiesa di Ognissanti e oggi all'Accademia, vennero sbrigativamente ritenute opere di bottega. È un giudizio attualmente in sede di profonda revisione e sempre più è opinione condivisa che l'opera estrema del Veronese, pur così diversa dalla sua pittura precedente, raggiunse egualmente esiti di elevatissimo livello.cite-ref-73[66]
L'ultima fatica del Veronese è la mwaz0Conversione di san Pantaleone (1587), realizzata per la mwaz4chiesa veneziana di San Pantalon (tuttora mwaz8in situ), nella quale la diligenza agiografica della raffigurazione non fa ombra alla grandezza dell'arte di Paolo Caliari da Verona.cite-ref-pal164-3-2[3]cite-ref-74[67]cite-ref-75[68]
Poco dopo, nell'aprile del 1588, il Veronese muore nella sua casa di San Samuele a seguito di una mwa00polmonite («de punta e de febre») dopo essersi ammalato otto giorni prima durante una funzione religiosa a Treviso. È sepolto nella mwa04chiesa di San Sebastiano a Venezia, dove tanta parte della sua opera lo circonda.cite-ref-76[69]
La bottega del Veronese
Come fu prassi per la maggior parte dei grandi artisti rinascimentali, anche Paolo Veronese poteva contare su validi collaboratori che lo aiutavano o, se necessario, lo sostituivano nel completamento delle sue opere. Questi costituivano la "mwa1sbottega", composta da pittori autonomi, aiutanti e garzoni che erano giovani all'inizio del loro apprendistato di artisti.cite-ref-77[70] Poco sappiamo di chi fossero e quanti fossero esattamente questi suoi collaboratori ma, certamente, tra i primi vi furono mwa2aGiovanni Antonio Fasolo, mwa2eGiovanni Battista Zelotti e il fratello mwa2iBenedetto Caliari che lavorarono con lui fin dal suo insediamento a Venezia, avvenuto intorno al 1553.cite-ref-78[71]
Negli anni successivi alle dipendenze del Veronese troviamo mwa2gLuigi Benfatto (che rimase con Paolo almeno per due decenni), mwa2kFrancesco Montemezzano, mwa2oPietro Longo e mwa2sAntonio Vassilacchi, quest'ultimo poi passato alla bottega di Tintoretto. Come consuetudine, anche Paolo trasmise il suo lavoro ai figli e, infatti, sappiamo che i suoi due primogeniti (sui quattro che ebbe dalla moglie Elena) mwa2wGabriele e mwa20Carlo, vennero istruiti alla pittura.cite-ref-ma317-9-2[8]
Furono proprio i due figli maggiori, guidati dallo zio Benedetto, che mantennero in vita l'attività della bottega una volta morto Paolo, firmando talvolta collettivamente le loro opere con la dicitura mwa3mHeredes Pauli Caliari Veronensis; attività che continuò almeno fino alla metà del XVII secolo. Tra i dipinti più importanti di questo sodalizio familiare si possono citare mwa3qAdorazione dei pastori (alle mwa3uGallerie dell'Accademia di Venezia) e mwa3yConvito in casa di Levi (a mwa3cPalazzo Barbieri a Verona).cite-ref-ma317-9-3[8]
Critica
La prima biografia del Veronese venne realizzata nella prima metà del XVII secolo dal pittore e scrittore mwa4iCarlo Ridolfi che ne curò anche il catalogo delle opere, inserito nel suo mwa4mLe Maraviglie dell'arte, dove provò anche a valutarne il carattere.cite-ref-79[72] Per tutto il secolo Paolo viene considerato uno dei più grandi esponenti della mwa4gscuola coloristica veneziana e, nel 1691, venne pubblicata la sua prima antologia di pitture riprodotte da vari incisori, quali mwa4kAntonio e mwa4oAgostino Carracci e successivamente mwa4sMitelli, Faber, Cochin. È comunque da rilevare che l'incisione delle sue opere avvenne molto più tardi rispetto ad altri artisti del suo tempo.cite-ref-p8-11-1[10]
Nel Settecento, con l'affermarsi del mwa5mneoclassicismo, la fortuna di Paolo accusò una battuta d'arresto. Sebbene mwa5qFrancesco Algarotti (1762) e mwa5uLuigi Antonio Lanzi (1795) siano generosi di elogi verso Veronese, dimostrano di non aver compreso appieno il suo stile muovendogli alcune critiche alla scarsa fedeltà storica nei costumi e nei personaggi presenti nei suoi dipinti, oltre che per le sue numerose licenze pittoriche. Nel 1771, mwa5yAnton Maria Zanetti, lo rimproverò di «poca eleganza nelle figure ignude», ma fu anche il primo critico d'arte a riconoscergli una notevole acutezza nel «colore delle ombre e dei riflessi», un aspetto che poi verrà riconosciuto come fondamentale nel linguaggio stilistico del Veronese.cite-ref-p8-9-4-1[4]
La vera riscoperta del Veronese si ebbe con l'affermarsi del mwa5wromanticismo, tanto che il pittore francese mwa50Eugène Delacroix arrivò a scrivere nel suo mwa54journal che «deve tutto a Paolo Veronese», indicandolo come il primo ad aver utilizzato la luce senza violenti contrapposti dipingendo mwa58mwa6aen plein air e contribuendo così all'affermarsi della teoria che vede Paolo come il precursore tecnico dell'mwa6eimpressionismo e del mwa6idivisionismo, tesi ripresa anche agli inizi del XX secolo. Anche la pittrice mwa6mMary Cassat ebbe a esprimere lodi per la ritrattistica del Veronese e in particolare nutrendo un'ammirazione per la sua tela mwa6qRitratto di Livia da Porto Thiene con la figlia Porzia.cite-ref-80[73] È proprio in questo periodo, grazie all'apprezzamento generale che suscita nel pubblico Veronese, che si ebbero le maggiori acquisizioni dei suoi dipinti da parte dei musei di tutto il mondo.cite-ref-p9-81-0[74]
Nel 1894, lo storico dell'arte mwa64Bernard Berenson, nel suo libro mwa68I pittori italiani del Rinascimento, ebbe a dire:
«Paolo è un provinciale, ricco di tutta la freschezza, ma anche dell'ingenuità della sua terra, motivo d'incanto ai veneziani antichi e ai moderni. Dotato d'animo più che di tradizione intellettuale, nondimeno egli è, complessivamente, il più grande maestro di visione pittorica, come Michelangelo è il più grande maestro di visione plastica; e può dubitarsi che, come puro pittore, a tutt'oggi sia stato superato.
»
(Bernard Berenson, I pittori italiani del Rinascimento)
Alla critica di Berenson fecero eco negli anni successivi numerosi studi di autori anglosassoni.cite-ref-p9-81-2[74] Dopo alcuni decenni di oblio, nel 1939 si ebbe una decisiva svolta nello studio dell'opera del Veronese grazie a una mostra monografica organizzata a Venezia corredata da un ampio catalogo critico realizzato da mwa7sRodolfo Pallucchini a cui seguì una biografia edita nel 1940.cite-ref-82[75]cite-ref-83[76]
Nel 2014, la mwa8uNational Gallery di Londra ospitò l'importante mostra mwa8yVeronese: Magnificence in Renaissance Venice, curata da Xavier Salomon e organizzata in collaborazione con il mwa8cMuseo di Castelvecchio.cite-ref-84[77] Sei anni prima, lo storico dell'arte John Garton pubblicò una monografia dedicata al ritratto nell'opera di Paolo, in cui concludeva che:
«Dipingendo con somiglianza, Veronese generalmente frena l'emotività in favore di una presenza idealizzata, tendendo verso il sereno autocontrollo. Questo non significa che i suoi modelli siano senza esagerazione, ma piuttosto che le loro condizioni ... siano gestite con una dignità controllata, archetipica.
»
Opere
Il catalogo delle opere di Paolo Veronese è assai ampio, abbracciando circa quattro decenni di intensa attività, anni nei quali, peraltro, il Veronese è quasi sempre coadiuvato dai suoi parenti e collaboratori. A fronte di una produzione così vasta non mancano discordanze critiche sia sulla datazione di alcune sue opere sia sull'effettivo livello di autografia di altri dipinti.cite-ref-p10-11-86-0[79]
La questione è resa ancor più complessa dal fatto che i suoi collaboratori proseguirono l'attività di bottega, anche dopo la morte del Veronese, imitandone lo stile, ormai assimilato dopo decenni di lavoro comune. Alcuni recenti restauri, inoltre, hanno indotto la critica a rivedere alcuni giudizi del passato, assegnando alla (almeno prevalente) mano del maestro opere sino ad allora ritenute produzione di bottega.cite-ref-p10-11-86-1[79]cite-ref-s248-87-0[80]
In ultima analisi, gli studi sull'opera complessiva di Paolo Caliari sono ancora a uno stato fluido e forse un vero e proprio sistematico censimento della sua produzione deve essere ancora compiuto.cite-ref-p10-11-86-2[79]
Note
Esplicative
cite-note-6N 1. ↑ Un documento recita «Petrus lapicid de Como» di ventotto anni.
cite-note-12N 2. ↑ Vasari dice: «Costui essendo in Verona nato d'uno scarpellino o, come dicono in que' paesi, d'un tagliapietre, et avendo imparato i principii della pittura da Giovanni Caroto veronese».
cite-note-14N 3. ↑ Il Vasari non dedicò al Veronese uno specifico capitolo biografico (una mwa-umwa-yVita). Le notizie relative all'opera di Paolo Caliari sono contenute nella biografia di mwa-cBattista Franco nell'edizione mwa-ggiuntina del trattato vasariano, stampata nel 1568.
cite-note-15N 4. ↑ Nel capitolo di mwa-wLe Vite dedicato a Sanmicheli, Vasari accenna a Paolo Caliari: «È similmente veronese un Paulino pittore che oggi è in Vinezia in bonissimo credito, conciò sia che non avendo ancora più di trenta anni, ha fatto molte opere lodevoli».
cite-note-22N 5. ↑ Le decorazioni di villa Soranzo vennero smembrate in oltre cento parti, alcune di esse si trovano presso il mwbaaDuomo di Castelfranco Veneto, altre a mwbaeVicenza, mwbaiVenezia, mwbamCittadella e mwbaqParigi. Agli inizi del XIX secolo una parte arrivò anche in mwbauInghilterra ma oggi se ne sono perse le tracce. In mwbaymwbacSchweikhart, 1974,mwbag p. 243.
cite-note-29N 6. ↑ Pittore originario di mwbawCastelfranco Veneto (1500 ca. - 1570/71). Attivo a Venezia e nel Veneto, ne è documentato un soggiorno romano anteriore alla decorazione delle Sale dei Dieci.
cite-note-64N 7. ↑ Parte della letteratura propone una datazione successiva, datando i due ritratti al 1555 circa. In mwbbamwbbePignatti, 1976,mwbbi p. 23.
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Collegamenti esterni
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